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Le labbra carnose degli amanti

16 Giu

Dall’aria svampita che ha la ragazza seduta nel sole al tavolo del bar sta pensando alla bella bocca carnosa del suo amante. Aspetterà che inizi a far buio per attirarla a sé, ha occhi chiari e un viso spigoloso e altero del quale va fiera. I capelli lisci e neri si appoggiano appena alla punta delle spalle, la frangia pettinata verso sinistra nasconde una fronte piuttosto alta che non la rende meno sicura di sé. Il suo amante è lontano, chissà dove, degli uomini non puoi mai fidarti del tutto. Quelle labbra sono quanto di più bello il suo mondo abbia ora.

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Non sorride verso l’orizzonte

11 Giu

Il caffè, miscela forte, si prepara a gorgogliare nella moka. Lei non ha mai fumato in vita sua, o forse un’estate di molti anni fa qualche sigaretta per inseguire un amore immaginario. Si affaccia nuda alla finestra, sfiora il davanzale coi seni abbondanti, lo si capisce dal fremito leggero della pelle a contatto con il freddo del marmo, soffia bolle di sapone dritta verso l’orizzonte e continua a immaginare di amori che torneranno.

Bigodini e borghesia

3 Mag

Tersilia è una donna robusta, tinge i capelli, corti e arricciati con i bigodini, di un colore castagno per sminuire i suoi settanta (e qualcosa?) anni, ma le rughe sul viso e le mani tozze e ruvide la tradiscono. Così come tradiscono una vita spesa a lavorare con le mani: Tersilia ha sempre fatto la cuoca nelle mense aziendali, straordinari compresi. Terza di tre figli porta la sua posizione nel nome, ma deve aver ascoltato in televisione che Tersilia deriva dal latino allora si vanta raccontando che avevano scelto apposta per lei un nome nobile, apposta per la luminosa bellezza evidente fin dalla culla. Ovviamente Tersilia non sa riferire quella storia che il nome deriva dal latino, accorcia un po’ i riferimenti culturali e ricama attorno ai dettagli della sua nascita regale: oltre che cucinando, Tersilia ha speso la vita raccontando i fatti di tutto il quartiere e negli anni ha affinato la propria arte dell’invenzione.

Nelle sere d’estate si radunano, a sedere lungo il muro sulla strada sotto casa sua, le anziane che abitano nella via, portando ciascuna la propria sedia. La strada è leggermente in salita e la casa di Tersilia è quella posta nel punto più in alto, il punto di osservazione ottimale per tenere d’occhio chi entra e chi esce dalle case, le macchine che passano, i baci che i giovani rubano alle fidanzate riaccompagnandole a casa. Le signore schierate in formazione compatta lungo il muro, coi piedi distesi in avanti e sovrapposti, sono donne posate nei modi, ma fanno andar la lingua e perdono le staffe solo quando c’è da fare a gara su chi è la più brava a stirare, a fare la spesa o a cucinare.

Tersilia l’ha avuta vinta su tutte una volta per tutte anni fa, quando è riuscita a spacciare una propria ricetta di una semplicissima torta margherita come ricetta mantovana che lontane parenti preparavano per allietare i tè serviti in casa loro. La provenienza dal Nord fece il resto e ammantò tutto di borghesia e servizi d’argento perfettamente lucidati. Tutte le donne della via, anche le più giovani, hanno provato a realizzare almeno una volta la Torta Mantovana di Tersilia con tutte le maiuscole al posto giusto.

(Questo ritratto è parte di un post pubblicato su SettePerUno.)

Un romantico

21 Feb

Ektor non sa resistere alle profumerie. È un uomo alto e biondo, slanciato ma non snello, ha spalle larghe sulle quali indossa spesso un giubbino di nappa color cuoio sopra una camicia chiara. Veste così leggero anche in pieno inverno, al più riparando il collo dal freddo con una pashmina stampata con una fantasia sobria e toni neutri. I jeans molto aderenti e dal taglio slim gli regalano un’aria un po’ dandy, che lui accentua con un paio di scarpe lucide dalla punta slanciata.

Ektor ama le profumerie per lo sfavillio, un po’ come le gazze ladre con ciò che luccica. Le ama perché portano con loro un turbinio di colori, perché gli stuzzicano l’udito con quel tin tin di bottigliette che si urtano nel provarle e con quel cicaleccio di donne che si scambiano consigli, opinioni, civetterie e si lasciano andare a commenti sui loro uomini come se quello fosse un regno esclusivamente femminile. Ektor ama le donne nelle profumerie.

Ama le donne che sono lì insieme a lui sul momento. Le guarda provare colori sgargianti sulle labbra, che chissà se sapranno poi indossare davvero fuori di lì. Le osserva mentre avvicinano il polso profumato, candido, nudo, umido al naso e si inebriano trasformando quei visi da perdute intenditrici. Ama, nelle profumerie, tutte le donne che ha avuto, ognuna con il suo odore. Le profumerie serbano tutti gli odori di tutte le donne di Ektor.

Lui ci ripensa e sorride, sorride perché sa che nessuna profumeria avrà mai davvero tutti gli odori di tutte le sue donne, quegli odori segreti, privati, multipli, nascosti. Ektor è uno che ci sa fare, uno di quelli che le donne le rigira con sapienza, trova in ognuna qualcosa di bello, di attraente. Ektor è un donnaiolo, a detta delle donne ferite. Un millantatore, a detta degli uomini invidiosi. Ektor è un romantico ed ama i profumi.

Quali amori nascono nei bar?

16 Gen

E’ difficile dargli un’età. Diresti almeno cinquantacinque anni a guardare i capelli quasi tutti bianchi e un po’ diradati sulla parte alta della nuca, ma se avvicinandoti lo guardi in viso ha una bella pelle di un rosa dorato, liscia e senza eccessivi segni del tempo e devi abbassare il tiro di almeno cinque anni. Sono sottigliezze, d’altronde. Quando hai detto che si aggira attorno ai cinquant’anni l’età di quest’uomo alto e slanciato è sufficiente, perché quello che noti subito, in realtà, è la sua aria distinta, un po’ sognante e distaccata che ti sembra stridere col modo di sorridere convinto e pieno fino a scoprire denti grandi e non bianchissimi, non luminescenti come quelli delle pubblicità. Non sono eccezionali quei denti, ma senti salire lo stesso il desiderio di baciarlo perché in quel momento sta dicendo alla donna con cui parla, una moretta piccola, magra, con un taglio di capelli cortissimo e un’aria da donnina morigerata nonostante non abbia nemmeno quarant’anni, che la scorsa Domenica è andato in montagna “a fare la legna”.

“A fare la legna?” replica la donnina con aria sorpresa, allargando un po’ gli occhi e scuotendo leggermente la testa, come a dire “Incredibile!”

“Sì, a spaccare la legna. Sai cosa significa?” ironizza. “Spaccare la legna è un’attività bellissima di Domenica pomeriggio”.

Sorpresa lo sei anche tu, ma di una sorpresa che sorride e che ti mette la voglia di baciarlo uno così imprevedibile, uno che pranza ogni giorno con un panino nello stesso bar per poi ordinarlo azzardando “Oggi vado in Giappone”. In quel bar i panini hanno i nomi delle città del mondo, lui entra scegliendo un continente che lo ispira senza sapere cosa aspettarsi dentro il panino, asserisce con il barista di non averli ancora mandati a memoria dopo anni. È questo altalenare tra l’abitudine e l’imprevedibilità che incuriosisce, è il suo muoversi lento e preciso che affascina, sono gli sguardi acuti senza essere sinuosi che lancia che fanno salire il calore verso il tuo collo. Tu, seduta al tavolo più defilato del bar, chini la testa su un libro di poesie, vorresti baciarlo ma non vuoi che lo sappia mai.

Dopo tutto avrei voluto baciarti

Dal bavero del cappotto i lunghi capelli neri

26 Nov

“L’inverno è incipiente”, se lo pronuncia sottile tra i denti. Le piace la parola incipiente, il suono che fa e i ricordi della scoperta di una lingua nuova e antica come il latino. Aveva quattordici anni all’epoca e una strada ancora tutta da pensare. Ora va, invece. Cammina, esile, stretta dentro un cappotto grigio scuro, non puoi fare a meno di guardarle i capelli neri e lisci che le ondeggiano sulla schiena leggermente curva in avanti sotto la dimenticanza di una sciarpa, “eppure siamo quasi a Dicembre” viene da pensare a osservarla. I passi piccoli e veloci sono velati da una calza nera e leggera, un elegante 20 denari che rende impeccabile la caviglia sottile e signorile un paio di décollétes, nere anch’esse, con un accenno di punta. L’andatura affrettata scusa la timidezza con il freddo, ma è uno sguardo che fa capolino dal bavero alzato del cappotto a tradire la concretezza della sua vita di trentenne determinata a realizzare le proprie aspettative nonostante quella timidezza. Non ha figli né un marito o un compagno, viaggia spesso e conosce molte persone che, abbandonandosi a un intuitivo entusiasmo,  tenta di rendere amiche accogliendole nella cerchia del proprio privato, che non è mai troppo indipendente dalla sua pubblica apparenza.

Freddo sul collo, sotto i riccioli scuri

18 Nov

Occhi scuri e dolcissimi, un viso ovale dal profilo austero, le basette 70’s a dire l’impegno del vivere e un accenno di baffi per pizzicare le labbra del suo amore solleticandole le parole. Ha una quarantina d’anni, probabilmente i quarant’anni li ha appena compiuti e ha un figlio piccolo che lo tiene sveglio la notte. Pensa spesso a quando, nelle sere d’estate di vent’anni prima, rimaneva sveglio a bere un po’ di più in giro per le piazze con gli amici, ridevano e abbordavano ogni ragazza con le cosce magre che spuntavano nude e svolazzanti dalle minigonne. Stasera fa freddo, è arrivato l’inverno, non metterà la sciarpa per attraversare la piazza mentre porta a pisciare il cane.

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