Tag Archives: portrait
Citazione

sembrava indipendente dagli affetti

29 Mar

Irina osservava Alma con la stessa fascinazione di uno zoologo davanti a una salamandra immortale. La donna non assomigliava a nessuno che lei avesse conosciuto e certamente a nessuno degli anziani del secondo e del terzo livello. Era gelosa della sua indipendenza, priva di sentimentalismo e di attaccamento alle cose materiali, sembrava indipendente dagli affetti, fatta eccezione per il nipote Seth, e si sentiva così sicura di sé da non cercare sostegno né in Dio né nello zuccheroso stato di beatitudine come alcuni ospiti di Lark House, che si professavano spirituali e andavano in giro sbandierando come raggiungere uno stadio superiore. Alma aveva i piedi saldamente a terra. Irina immaginò che la sua alterigia fosse un modo per difendersi dalla curiosità altrui, e la semplicità una forma di eleganza che poche donne potevano evitare senza sembrare sciatte. Portava i capelli, bianchi e folti, tagliati a ciocche irregolari che si pettinava con le dita. Come unico tocco frivolo si dipingeva le labbra di rosso e usava una fragranza maschile di bergamotto e arancia; al suo passaggio quell’aroma fresco si sostituiva al vago odore di disinfettante, vecchiaia e occasionalmente di marijuana di Lark House. Aveva un naso importante, una bocca orgogliosa, le ossa lunghe e mani robuste da operaio; occhi castani, grandi sopracciglia scure e occhiaie violacee, che le conferivano un’aria insonne e che gli occhiali dalla montatura nera non riuscivano a nascondere. La sua aura enigmatica incuteva soggezione; nessuno del personale si rivolgeva a lei col tono paternalistico generalmente usato con gli altri residenti e nessuno poteva vantarsi di conoscerla, fino a quando Irina Bazili riuscì a penetrare nella fortezza della sua intimità.

Isabel Allende, L’amante giapponese, Feltrinelli, Milano 2015, pp. 30-31

Citazione

Un uomo alto, che non mostra la minima fretta

7 Set

Il fantasma di mio padre, se esiste, se ne sta davanti alla vetrina di un elegante negozio di abbigliamento maschile in Madison Avenue un tardo pomeriggio estivo. Un uomo alto, che studia un paio di scarpe italiane di pelle scamosciata marrone. È impeccabilmente vestito: completo tabacco, camicia azzurro scuro dai riflessi quasi viola, cravatta di seta rosa ruggine. Non mostra la minima fretta. A cinquantatré anni, i capelli che cominciano a diradare lisciati all’indietro, potrebbe essere un italiano o un sudamericano. «Bel Giorgio» lo chiamava una cameriera a Chicago. Nessuno immaginerebbe dal suo aspetto che è quasi al verde.

Charles Simic, Il mostro ama il suo labirinto, Adelphi, Milano 2012, p. 26

Citazione

Cynthia e Meg

15 Ago

Ora mi rendo conto che ci eravamo inventati dei ruoli per le nostre figlie. Le allenavamo con metodo a recitare le rispettive parti. Cynthia era sveglia e diligente, cortese, attenta. Certe volte per scherzo le dicevamo che era troppo coscienziosa, troppo tesa a mostrarsi come tutti noi in effetti avevamo bisogno che fosse. Ogni rimprovero, ogni sbaglio, anche solo un richiamo, la segnava nel profondo. Era chiara di capelli, chiara di pelle, facile ai rossori da insolazione, da vento gelido, furia o vergogna. Meg era di stoffa più robusta, più reticente, non proprio ribelle ma qualche volta ostinata, segreta. Nei suoi silenzi leggevamo la forza del suo carattere e nei suoi no i segnali di una indipendenza imperturbabile. Aveva i capelli castani tagliati con la frangetta diritta. Gli occhi erano un nocciola pallido, limpidi e luminosi.
I ruoli loro assegnati ci appagavano completamente: ne godevamo contraddizioni e conferme allo stesso modo.

Alice Munro, Miles City, Montana in Il percorso dell’amore, Einaudi, Torino 2007, p. 95

Chiaro, nella penombra

26 Giu

È seduto in penombra con le gambe accavallate e un profilo austero che ipnotizza. Lo sguardo avido che getta sui passanti crea attesa di un sorriso. I capelli, già un po’ imbiancati, sono tagliati non troppo corti da impedire al vento di segnare il proprio passaggio leggero. Ha scelto colori chiari, neutri in questo mattino d’estate, ha l’aria sospesa di chi sa il fatto suo ma da innamorato perde la rotta. Chissà se è addirittura un pizzico di paura quella mista al guizzo di eccitazione quando si alza dalla panchina e imbocca il vialetto di fronte a lui senza abbassare mai lo sguardo.

Citazione

Non dimenticherò mai quel viso volto in alto

1 Apr

Costui era bello, in tenuta balneare, con pantaloni di lino blu e maglietta, capelli grigi, un francese. E su dalla strada vedo arrivare un altro suo amico, simile a lui come un fratello gemello, anch’egli francese. Lo guardo venire dalla finestra: egli volge in alto il viso (come spicca quel viso dalle rughe profonde che lo scolpiscono nobilmente, fra la folla delle ombre!) – È uno di quegli uomini che, al pallore del viso, alla leggiadra elasticità del passo, denunciano un’anomalia segreta, quale la pederastia. Ma la coscienza di questo loro vizio, invece di abbrutirli come fa con altri, dà loro una noncuranza, una grazia, quasi una disdegnosa superiorità. Non dimenticherò mai quel viso volto in alto.

Elsa Morante, Diario 1938, Einaudi, Torino 2005, p. 20

Citazione

Becky Tyde la spaventava

17 Feb

Becky Tyde rideva. Aveva una risata forte e fragorosa come un motore che t’investe.
Era una nana con il testone e la voce grossa, un incedere spavaldo e asessuato da mascotte, un basco di velluto rosso, il collo storto che la obbligava a tenere il capo piegato da una parte e a guardare sempre in su e di sbieco. Portava lustre scarpette con il tacco, da vera signora. Rose si fissava su quelle, perché tutto il resto di lei, dalla risata al collo, la spaventava.

 

Alice Munro, Botte da re, in Chi ti credi di essere?, Einaudi, Torino 2012, p. 9

Non tutte le signore guidano un SUV

23 Giu

A metà della strada in salita vive, in una casa bianca con le controfinestre in alluminio color bronzo, Matilde. Se chiedete di Matilde tra i vicini vi diranno tutti che non la conoscono: Tilde, invece, è impossibile non conoscerla. Matilde l’avranno probabilmente chiamata una volta sua madre, il giorno in cui è nata, e una volta il prete sull’altare, il giorno in cui s’è sposata.

Tilde ride sempre a squarciagola gettando indietro la testa, parla a voce alta perché sia lei che suo marito sono mezzi sordi e chi passa sotto le finestre aperte di casa sua può sentire cosa racconta al telefono. Ogni Natale Tilde fa albero e presepe in giardino, esibisce luci degne di Las Vegas e statuine alte un dito, sproporzionate almeno quanto il volume del Jingle Bells che fa andare tutta la notte. Ogni estate in quello stesso cortile si trasferiscono, per un paio d’ore ogni sera, le signore del muretto: giocano a carte e a ogni primiera mancata si urlano l’un l’altra insulti da far invidia ai portuali di Civitavecchia. Tilde è la regina incontrastata delle estati di quartiere con il suo sedere enorme, le gonnellone colorate a pieghe, la passione per il ballo liscio, per le zucchine ripiene e per le crostate di frutta.

Tilde è l’unica delle signore del muretto a guidare l’auto e ha capacità magiche: riesce a caricare quattro grossi sederi nella sua Opel Corsa bianca del 1995 e a portarli tutti a festeggiare al centro anziani senza schiacciare le cibarie che viaggiano con loro. Nessuno è mai stato capace di fermare la sua Opel in corsa. Quando passa lei tutti fanno largo, è inequivocabilmente il terrore e la padrona incontrastata delle curve e della retromarcia con grattata. Il passo ha dovuto cederlo solo una volta a me, quando sono riuscita a cucinare delle meringhe grandi e bellissime mentre a lei o bruciavano o si liquefacevano. Se mi parla ancora è solo perché ha uno spaccio segreto di cetrioli e pomodori con l’orto di mia madre.

Tilde

Tilde ride sempre a squarciagola.

 

(Questo ritratto è parte di un post pubblicato su SettePerUno.)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: