Tag Archives: Einaudi
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Lettera d’amore n. 4 – Dell’intenzionalità

18 Ago

questa luce troppo tenera che chiama…

che mentre io trabocco

di liquido entusiasmo,

mi toglie a me

e mi consegna all’aria…

(Patrizia Cavalli, Datura, Einaudi, Torino 2013, p. 44)

Attorno al caffè si costruiscono storie

Attorno al caffè si costruiscono storie

Dalla finestra della mia camera di bambina la luce la ricordo arrivare velata di grigio da sempre. Non mi sono scoperta qui, non sono (ancora) scoperta dietro questa finestra, non sono mai scoperta. Dentro questa stanza vige la cristallizzazione dei ricordi. Irrompe l’odore del caffè, tu sarai in terrazza e io arriverò?

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Cynthia e Meg

15 Ago

Ora mi rendo conto che ci eravamo inventati dei ruoli per le nostre figlie. Le allenavamo con metodo a recitare le rispettive parti. Cynthia era sveglia e diligente, cortese, attenta. Certe volte per scherzo le dicevamo che era troppo coscienziosa, troppo tesa a mostrarsi come tutti noi in effetti avevamo bisogno che fosse. Ogni rimprovero, ogni sbaglio, anche solo un richiamo, la segnava nel profondo. Era chiara di capelli, chiara di pelle, facile ai rossori da insolazione, da vento gelido, furia o vergogna. Meg era di stoffa più robusta, più reticente, non proprio ribelle ma qualche volta ostinata, segreta. Nei suoi silenzi leggevamo la forza del suo carattere e nei suoi no i segnali di una indipendenza imperturbabile. Aveva i capelli castani tagliati con la frangetta diritta. Gli occhi erano un nocciola pallido, limpidi e luminosi.
I ruoli loro assegnati ci appagavano completamente: ne godevamo contraddizioni e conferme allo stesso modo.

Alice Munro, Miles City, Montana in Il percorso dell’amore, Einaudi, Torino 2007, p. 95

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Non dimenticherò mai quel viso volto in alto

1 Apr

Costui era bello, in tenuta balneare, con pantaloni di lino blu e maglietta, capelli grigi, un francese. E su dalla strada vedo arrivare un altro suo amico, simile a lui come un fratello gemello, anch’egli francese. Lo guardo venire dalla finestra: egli volge in alto il viso (come spicca quel viso dalle rughe profonde che lo scolpiscono nobilmente, fra la folla delle ombre!) – È uno di quegli uomini che, al pallore del viso, alla leggiadra elasticità del passo, denunciano un’anomalia segreta, quale la pederastia. Ma la coscienza di questo loro vizio, invece di abbrutirli come fa con altri, dà loro una noncuranza, una grazia, quasi una disdegnosa superiorità. Non dimenticherò mai quel viso volto in alto.

Elsa Morante, Diario 1938, Einaudi, Torino 2005, p. 20

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L’esercizio della libertà

3 Mar

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Le cianfrusaglie, la paccottiglia, i momenti improvvisati e quelli andati a monte, fluire attraverso, abbandonarsi al trasporto.
[La luce è velata, arriva radente.]

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La pelle bianca come la neve

24 Feb

La luce non è abbastanza bianca nei giorni in cui scende la neve, fa quasi male agli occhi.

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Appartiene alle domeniche-roccaforte il caffè ristretto e molto amaro, una miscela intensa di Arabica dall’Africa Orientale. Appartiene loro il tornare a ricordi antichi, ai sogni delle fiabe, ad una femmina bianca come la neve e rossa come il sangue.

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La mancanza d’amore non genera mostri

21 Feb

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Le piccole librerie hanno il fascino delle persone che le abitano, diventano il luogo in cui ci si sente a casa, quello in cui si va a spendere del tempo tra scelte condivisibili o meno, sono il posto in cui si sta anche per delle ore tra volumi di ultima uscita, chiacchiere con il libraio-che-poi-è-anche-un-amico-e-un-consigliere.
Le librerie della grande distribuzione sono rifugi occasionali mentre fuori nevica, quando il tuo uomo non ti chiama ormai da giorni ed è uscito quel disco nuovo e malinconico, quello che ti fa pensare che l’amore spesso è un po’ un fantasma, che l’amore è anche dentro una mancanza.

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Becky Tyde la spaventava

17 Feb

Becky Tyde rideva. Aveva una risata forte e fragorosa come un motore che t’investe.
Era una nana con il testone e la voce grossa, un incedere spavaldo e asessuato da mascotte, un basco di velluto rosso, il collo storto che la obbligava a tenere il capo piegato da una parte e a guardare sempre in su e di sbieco. Portava lustre scarpette con il tacco, da vera signora. Rose si fissava su quelle, perché tutto il resto di lei, dalla risata al collo, la spaventava.

 

Alice Munro, Botte da re, in Chi ti credi di essere?, Einaudi, Torino 2012, p. 9

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