Tag Archives: donne
Citazione

sembrava indipendente dagli affetti

29 Mar

Irina osservava Alma con la stessa fascinazione di uno zoologo davanti a una salamandra immortale. La donna non assomigliava a nessuno che lei avesse conosciuto e certamente a nessuno degli anziani del secondo e del terzo livello. Era gelosa della sua indipendenza, priva di sentimentalismo e di attaccamento alle cose materiali, sembrava indipendente dagli affetti, fatta eccezione per il nipote Seth, e si sentiva così sicura di sé da non cercare sostegno né in Dio né nello zuccheroso stato di beatitudine come alcuni ospiti di Lark House, che si professavano spirituali e andavano in giro sbandierando come raggiungere uno stadio superiore. Alma aveva i piedi saldamente a terra. Irina immaginò che la sua alterigia fosse un modo per difendersi dalla curiosità altrui, e la semplicità una forma di eleganza che poche donne potevano evitare senza sembrare sciatte. Portava i capelli, bianchi e folti, tagliati a ciocche irregolari che si pettinava con le dita. Come unico tocco frivolo si dipingeva le labbra di rosso e usava una fragranza maschile di bergamotto e arancia; al suo passaggio quell’aroma fresco si sostituiva al vago odore di disinfettante, vecchiaia e occasionalmente di marijuana di Lark House. Aveva un naso importante, una bocca orgogliosa, le ossa lunghe e mani robuste da operaio; occhi castani, grandi sopracciglia scure e occhiaie violacee, che le conferivano un’aria insonne e che gli occhiali dalla montatura nera non riuscivano a nascondere. La sua aura enigmatica incuteva soggezione; nessuno del personale si rivolgeva a lei col tono paternalistico generalmente usato con gli altri residenti e nessuno poteva vantarsi di conoscerla, fino a quando Irina Bazili riuscì a penetrare nella fortezza della sua intimità.

Isabel Allende, L’amante giapponese, Feltrinelli, Milano 2015, pp. 30-31

Immagine

La pelle bianca come la neve

24 Feb

La luce non è abbastanza bianca nei giorni in cui scende la neve, fa quasi male agli occhi.

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Appartiene alle domeniche-roccaforte il caffè ristretto e molto amaro, una miscela intensa di Arabica dall’Africa Orientale. Appartiene loro il tornare a ricordi antichi, ai sogni delle fiabe, ad una femmina bianca come la neve e rossa come il sangue.

Citazione

Becky Tyde la spaventava

17 Feb

Becky Tyde rideva. Aveva una risata forte e fragorosa come un motore che t’investe.
Era una nana con il testone e la voce grossa, un incedere spavaldo e asessuato da mascotte, un basco di velluto rosso, il collo storto che la obbligava a tenere il capo piegato da una parte e a guardare sempre in su e di sbieco. Portava lustre scarpette con il tacco, da vera signora. Rose si fissava su quelle, perché tutto il resto di lei, dalla risata al collo, la spaventava.

 

Alice Munro, Botte da re, in Chi ti credi di essere?, Einaudi, Torino 2012, p. 9

Le labbra carnose degli amanti

16 Giu

Dall’aria svampita che ha la ragazza seduta nel sole al tavolo del bar sta pensando alla bella bocca carnosa del suo amante. Aspetterà che inizi a far buio per attirarla a sé, ha occhi chiari e un viso spigoloso e altero del quale va fiera. I capelli lisci e neri si appoggiano appena alla punta delle spalle, la frangia pettinata verso sinistra nasconde una fronte piuttosto alta che non la rende meno sicura di sé. Il suo amante è lontano, chissà dove, degli uomini non puoi mai fidarti del tutto. Quelle labbra sono quanto di più bello il suo mondo abbia ora.

Non sorride verso l’orizzonte

11 Giu

Il caffè, miscela forte, si prepara a gorgogliare nella moka. Lei non ha mai fumato in vita sua, o forse un’estate di molti anni fa qualche sigaretta per inseguire un amore immaginario. Si affaccia nuda alla finestra, sfiora il davanzale coi seni abbondanti, lo si capisce dal fremito leggero della pelle a contatto con il freddo del marmo, soffia bolle di sapone dritta verso l’orizzonte e continua a immaginare di amori che torneranno.

Ho sempre voluto essere Wonder Woman

20 Gen

Se una donna è veramente multitasking lo si appura anche nel momento in cui l’uomo che le piace la chiama: “Mangiamo insieme? Passo a prenderti tra un quarto d’ora.”

Quando l’uomo che la affascina la chiama la donna è appena rientrata a casa, si è struccata e ha indossato tuta e ciabattoni, ma non ha ancora fatto pipì. In stato emotivo confusionale pronuncia un sì concentrandosi solo sul tentativo di non far percepire a lui l’eccessivo entusiasmo. Chiude la comunicazione, cade nel panico, ma non si perde d’animo. Sa, perché lo sa, di essere multitasking.

“Bene, 15 minuti.” Fa un giro a vuoto nello spazio su se stessa, si è sempre un po’ sentita Wonder Woman. “Scollatura, parecchia scollatura visto che lo farò aspettare. Il ritardo scomparirà dietro la scollatura.” Una tattica dozzinale, ma in quindici minuti non ci stanno anche le raffinatezze. Da quando in qua gli uomini guardano più le raffinatezze che le tette? “Via!”

Rinfresca velocemente il viso, stende un velo sottilissimo di crema idratante mentre fa pipì, non si rialza dal water prima di aver dato un’aggiustatina alla linea arcuata delle sopracciglia. Nel frattempo è rimasta in mutande e reggiseno e può provvedere a rivestirsi, semplice ma accurata, soprattutto veloce. Due gocce di profumo, “Dio benedica lo spray!” pronuncia tra sé e sé, un velo di fondotinta e uno di cipria, “Ottima scelta questa cipria in polvere, non lo dimenticherò”. È talmente multitasking che ragiona anche sulle impensate utilità dei prodotti di bellezza. Dopo aver sottolineato il contorno inferiore dell’occhio con un tratto di matita con una mano dà una sfonata ai capelli, con l’altra stende il rimmel. Non ha una terza mano per rispondere al telefono che sta squillando, lo ignora tanto sa come farsi perdonare. Due pennellate di fard, velocissime, perché è sulle labbra e sul loro colore acceso che bisogna avere il tempo di concentrarsi.

Infila le scarpe, un paio di décolletés dal tacco altissimo, con poco più di cinque minuti di ritardo e poggia un foulard attorno al collo. Quello che conta veramente è la conferma di essere ben oltre il multitasking: arriva dallo sguardo che la avvolge sull’ultimo gradino della scala.

Dal bavero del cappotto i lunghi capelli neri

26 Nov

“L’inverno è incipiente”, se lo pronuncia sottile tra i denti. Le piace la parola incipiente, il suono che fa e i ricordi della scoperta di una lingua nuova e antica come il latino. Aveva quattordici anni all’epoca e una strada ancora tutta da pensare. Ora va, invece. Cammina, esile, stretta dentro un cappotto grigio scuro, non puoi fare a meno di guardarle i capelli neri e lisci che le ondeggiano sulla schiena leggermente curva in avanti sotto la dimenticanza di una sciarpa, “eppure siamo quasi a Dicembre” viene da pensare a osservarla. I passi piccoli e veloci sono velati da una calza nera e leggera, un elegante 20 denari che rende impeccabile la caviglia sottile e signorile un paio di décollétes, nere anch’esse, con un accenno di punta. L’andatura affrettata scusa la timidezza con il freddo, ma è uno sguardo che fa capolino dal bavero alzato del cappotto a tradire la concretezza della sua vita di trentenne determinata a realizzare le proprie aspettative nonostante quella timidezza. Non ha figli né un marito o un compagno, viaggia spesso e conosce molte persone che, abbandonandosi a un intuitivo entusiasmo,  tenta di rendere amiche accogliendole nella cerchia del proprio privato, che non è mai troppo indipendente dalla sua pubblica apparenza.

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