Archivio | maggio, 2014

Che cosa ci facciamo qui #5

26 Mag
fiori bianchi e scarpe rosse

i petali, chissà noi

 

 

[poi sono uscita nel tramonto, dietro di te, la luce rasente terra e non ancora gialla]

Il tuo modo di andare via, agitando la mano grande e con gli occhi fissi nei miei, mi detiene. Quest’orlo del precipizio, questo forse costante che sono i tuoi dolori pregressi ed eterni e le paure, uguali, mie e tue. Quest’orlo insegue l’andamento elastico di tutto il fuggire che facciamo dentro una boccia tonda per i pesci.

Mi sono innamorata di te per il carico dei silenzi, per il premere che fanno al mio cuore e alle mie cosce, per l’irruenza che conferiscono allo sguardo quando lo posi sulla mia pelle nuda.

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11 di #100happydays: definire i segreti

24 Mag

Non ho mai tenuto un diario. Sono una che parla poco, i segreti sono dentro i silenzi e le vaghe, sintetiche, anche fantasiose informazioni che fornisco in merito alla mia emotività quando insistentemente interpellata. Lo scrigno è il mio corpo, non un lucchetto adolescente e dorato.

Ho molti quaderni: alcuni già scritti per intero; altri costellati di disordine che li invade in più punti contemporaneamente; gli ultimi in attesa ma sempre pronti, come le spose vergini delle scritture antiche.

Nessuno dei quaderni già scritti contiene segreti indicibili, ma tutti percorrono la memoria, l’emanazione, la proiezione di desideri. Cos’è, dunque, un segreto?

Scrivere i segreti

Scrivere i segreti

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10 di #100happydays: la leggerezza è feconda

4 Mag
Si sentiva partecipe di un segreto, il segreto della leggerezza, dell’indulgenza e di una empietà priva di empietà.
(Ingeborg Bachmann, Il trentesimo anno)

 

Non so se mi abbiano mai raccontato la storia delle api e del polline per spiegarmi come nascono i bambini. Non ne serbo memoria, perciò tendo a credere di no. Ricordo, piuttosto, il giorno in cui mia madre mi spiegò, in medias res, cosa fosse quella macchia rosso scuro sulle mutandine: eravamo tutte e due sedute in bagno, tanto ormai era andata. Dev’essere stato per questo, per non farsi cogliere ancora impreparata, più che per preparare me, che poi mi regalò tre libri che spiegavano come crescono le ragazze, come funziona l’amore. Parlavano più dell’amore che del sesso, e solo più tardi avrei scoperto che, invece, è ben più facile parlare del sesso che dell’amore. Chissà dove sono finiti quei tre libri? Uno era anche a fumetti, anticipava la moda del graphic novel. Era una moderna, mia madre, a guardare ora la cosa. Mia madre è una che non ha mai fatto pace col proprio essere corpo, oltre che grandi princìpi, e da sempre fatica a guardami portare in giro il mio con la consapevolezza di averne uno, con la leggerezza feconda dei pollini e dell’infanzia.

 

Fiore di tarassaco, leggerezza

Soffiare via i pensieri e crederli fecondi

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