L’amore di Kafka

9 Set

Non è forse vero amore l’amore fatto di parole? Non richiede, forse, una gran cura e il coraggio di esporsi fino a denudarsi esattamente come un amore carnale?

Words Social Forum

È già tanto tempo che non le scrivo, signora Milena, e anche oggi Le scrivo soltanto per caso. Non dovrei neanche scusarmi se non scrivo: Lei sa come odio le lettere. Tutta l’ infelicità della mia vita – e con ciò non voglio lagnarmi, ma soltanto fare una constatazione universalmente istruttiva – proviene, se vogliamo, dalle lettere o dalla possibilità di scrivere lettere.

Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie. Nel caso mio si tratta di una disgrazia particolare, della quale non voglio dire altro, ma nello stesso tempo anche di una disgrazia generale.

La facilità di scrivere lettere – considerata puramente in teoria- deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. È infatti un contatto fra fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario, ma anche col proprio, che si sviluppa tra le…

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12 Risposte to “L’amore di Kafka”

  1. poetella 9 settembre 2013 a 21:04 #

    splendido libro…quel Lettere a Milena…
    splendido proprio

  2. Sandro jr 10 settembre 2013 a 11:36 #

    Le parole, anche quelle non dette, anche quelle apparentemente insignificanti, costituiscono un bunker che protegge l’amore da qualsiasi attacco. Le parole, in amore, sono importanti.
    Sandro

    • Silvia 10 settembre 2013 a 13:56 #

      Alle parole, in amore, va dedicata la stessa cura che dedichiamo ai baci.

  3. Barbara Picci 11 settembre 2013 a 11:46 #

    Secondo me, a saperle usare, le parole consentono di denudarsi PIU’ un amore carnale…

    • Barbara Picci 11 settembre 2013 a 11:50 #

      E Kafka aveva una tremenda paura dell’amore carnale e di denudarsi… e delle parole… (infatti). Però allo stesso tempo ne era attratto, amore ed odio, odi et amo… i suoi rapporti con le donne si sono sempre fondati su parole, si nutrivano di punti e virgole, spazi, segni di interpunzione…

      • Silvia 11 settembre 2013 a 17:58 #

        Io trovo che, semplicemente, quando si ha nella scrittura non solo un mezzo ma un’esigenza per esprimere il sé diventi necessario dare parola anche all’amore, quella parola ha in sé una corporeità, una fisicità, una plasticità e non è detto che questo accada solo in presenza di veri e propri problemi relazionali con l’altro (come potrebbe essere nel caso di Kafka, ma anche di un Pavese).

    • Silvia 11 settembre 2013 a 17:52 #

      Non c’è una sola forma di amore, né una sola forma di nudità. Pensa che bello sedersi nudi a un tavolo e scrivere all’altro con tutta la cura e l’attenzione che i tempi lunghi di una lettera richiedono.

      • Barbara Picci 11 settembre 2013 a 18:06 #

        Mi trovi d’accordo assolutamente… Quella che volevo sottolineare è semplicemente la forza delle parole che a volte riescono a spogliarti più che la nudità vera e propria, più dell’amore carnale… Però sono convinta, come te, che ci siano sfumature diverse e che il bello stia proprio nella loro fusione. Nella mia vita ho inseguito futilmente tanti amori, alcuni anche superficiali, ma quello che mi ha segnato maggiormente, e che ancora mi perseguita, è un solo amore che ha coinvolto tutto: parole e carne…

  4. TADS 11 settembre 2013 a 11:49 #

    in un rapporto epistolare le parole sono TUTTO, ancor più se tenuto in vita da chi interpreta sofferenza e disagio. Nelle relazioni “normali” le parole necessitano di supporti tangibili capaci di sostituire proiezioni.

    TADS

    • Silvia 11 settembre 2013 a 17:55 #

      Associ, quindi, il rapporto epistolare alla sofferenza e al disagio?
      Nelle relazioni che hanno una fisicità le parole andrebbero centellinate e soppesate con la stessa cura che meritano quando si depositano su un figlio di carta. 🙂

  5. TADS 11 settembre 2013 a 18:07 #

    associo il rapporto epistolare di Kafka al suo disagio, non è l’unico grande pensatore fisicamente penalizzato che ha scelto di relazionarsi (magari una scelta obbligata) in questo modo

    in un rapporto reale, fisico, le parole devono trovare conferme nei fatti, nel virtuale rimane tutto aleatorio, aulico.

    a dirla tutta le parole “centellinate” hanno anche un aspetto negativo, tolgono spontaneità e vanificano l’impatto emotivo

    TADS

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