Archivio | agosto, 2013
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Lettera d’amore n. 6 – Del sapere che mi piace

28 Ago

Sei suite di Bach per violoncello solo

lo strumento più simile alla voce umana.

Vuoto e silenzio intorno,

ogni suono un miracolo,

niente immagini o inganni,

da vedere niente:

è il racconto monotono stupendo

del nostro andare —

tu lo sai verso dove.

Io non so se mi piace

tutta questa bellezza.

(Anna Maria Carpi, L’asso nella neve, Transeuropa, Massa 2011, p. 112)

20130817-145228.jpgMi piace tutta questa bellezza, io lo so invece. E l’andare che tu sappia dove, io no. L’alta soglia di rischio che mi assumo è nell’affidare a, fuori di me.

Fuoriuscire, non riversarsi.

[Mi si spezzano il fiato e la parola, il cuore occupa tutto lo spazio e lotta con gli occhi che non smettono di guardarti mai]

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Lettera d’amore n. 5 – Del mantenere le promesse

19 Ago
loveletters

Promettere

DOMANI.

O anche già oggi, se vuoi.

[Luna crescente, come una promessa.]

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Lettera d’amore n. 4 – Dell’intenzionalità

18 Ago

questa luce troppo tenera che chiama…

che mentre io trabocco

di liquido entusiasmo,

mi toglie a me

e mi consegna all’aria…

(Patrizia Cavalli, Datura, Einaudi, Torino 2013, p. 44)

Attorno al caffè si costruiscono storie

Attorno al caffè si costruiscono storie

Dalla finestra della mia camera di bambina la luce la ricordo arrivare velata di grigio da sempre. Non mi sono scoperta qui, non sono (ancora) scoperta dietro questa finestra, non sono mai scoperta. Dentro questa stanza vige la cristallizzazione dei ricordi. Irrompe l’odore del caffè, tu sarai in terrazza e io arriverò?

Citazione

Cynthia e Meg

15 Ago

Ora mi rendo conto che ci eravamo inventati dei ruoli per le nostre figlie. Le allenavamo con metodo a recitare le rispettive parti. Cynthia era sveglia e diligente, cortese, attenta. Certe volte per scherzo le dicevamo che era troppo coscienziosa, troppo tesa a mostrarsi come tutti noi in effetti avevamo bisogno che fosse. Ogni rimprovero, ogni sbaglio, anche solo un richiamo, la segnava nel profondo. Era chiara di capelli, chiara di pelle, facile ai rossori da insolazione, da vento gelido, furia o vergogna. Meg era di stoffa più robusta, più reticente, non proprio ribelle ma qualche volta ostinata, segreta. Nei suoi silenzi leggevamo la forza del suo carattere e nei suoi no i segnali di una indipendenza imperturbabile. Aveva i capelli castani tagliati con la frangetta diritta. Gli occhi erano un nocciola pallido, limpidi e luminosi.
I ruoli loro assegnati ci appagavano completamente: ne godevamo contraddizioni e conferme allo stesso modo.

Alice Munro, Miles City, Montana in Il percorso dell’amore, Einaudi, Torino 2007, p. 95

Che cosa ci facciamo qui #4

12 Ago
Mani di Gianluca Vidotto

Mani di Gianluca Vidotto

Hai mani grandi, dita lunghe e polpastrelli arrotondati, unghie spaziose. Era l’inizio di un autunno che si sarebbe srotolato lento, seguendo piccoli balzi sul momento insignificanti, la prima volta che le ho viste occupare lo spazio davanti ai miei occhi. Nessun volteggio, nessun vezzo. Non sei un uomo che gesticola. Le tue mani disegnavano traiettorie sicure senza perdere alcuna leggerezza, restavano come sospese pur andando in una direzione precisa davanti a te. Le dita afferravano gli oggetti con sicurezza, senza alcuna fatica né ansia di possesso. Non stringevano, sembrava.
Il giorno in cui si sono posate per la prima volta accanto al mio braccio era più incanto che desiderio il mio, solo molti mesi più tardi avrei avuto il coraggio di confessarti che “mi ipnotizzano ogni volta e ancora e non riesco a smettere di guardarle”. Mai smettere.
L’incanto, intanto, si mescolava al desiderio che scoprivo una sera in piedi di fronte a te. Indossavo un abito di una stoffa leggera e morbida, che cadeva non troppo aderente. Ho sentito la tua mano premere impercettibilmente il centro della mia schiena, le pressione dei polpastrelli raggiungere contemporaneamente lo spazio al centro delle clavicole e, al polo opposto, l’arco dove la schiena si curva verso le natiche. Una pressione leggera e sicura, che ha impresso al mio corpo la direzione verso il tuo. Mi sono innamorata di te perché una tua mano occupa tutta intera la mia schiena, non mi lascia scampo ma non impone alcuna direzione, asseconda quella del mio desiderio e la scioglie.

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