Archivio | luglio, 2013

Che cosa ci facciamo qui? #3

29 Lug
Pioggia di Kite

Pioggia di Kite

La terza sera che io e te siamo usciti abbiamo camminato sotto la pioggia nel centro della città. Tu tenevi un ombrello che ci lasciava mezzi scoperti perché ridevamo troppo e perché ogni tanto si ribaltava o si piegava di lato, per lo più addosso a me.
Era una sera di primavera di quelle in cui, a un certo punto, la pioggia sottile smette di cadere senza aver bagnato troppo la terra. I miei tacchi non sono affondati mentre ci avventuravamo tra gli scavi di alcune terme romane mal illuminati e io, usando termini troppo latini, tentavo di farti immaginare la topografia di quelle sale o come potevano essere stati i pettegolezzi lì dentro nei primi due secoli dell’Impero.
La Luna si è rivelata talmente piena che ne abbiamo inseguito il riflesso lungo le rive del lago, l’abbiamo poi persa di vista dietro a rami di alberi molto alti e a un cartello che annunciava un concerto imminente di Fauso Leali, un cartello enorme per una sagra di paese.
All’improvviso ti ho chiesto “Ma dove siamo ora?” senza aver realizzato che “Se giriamo qui a sinistra tra un chilometro c’è casa tua”. Mi sono innamorata di te perché con te disperdo il tempo, lo spazio e la volontaria consapevolezza di affidarmi a qualcuno. Con te succede e basta, tutto.

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La linguistica dell’eros

24 Lug

 

 

foto di The Babalaas

foto di The Babalaas

Da piccola cazzo era una parolaccia che mi insegnavano a non pronunciare, guai a lasciar spazio alla volgarità. Dev’essere per questo che ora non lo chiamo mai in altro modo, né quando scrivo, né quando parlo con le amiche e ne decanto le lodi, né quando il mio uomo è nudo a pochi centimetri da me. Non sono un medico, non ho ragione di chiamarlo pene. Non sono una che si interessa di eros per pruriti sopiti in sé che tenta di risvegliare in altri, non ho ragione di chiamarlo membro.

 

 

La linguistica dell’eros è tutta intera su I discutibili, che ringrazio per l’ospitalità.

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L’amore corale e il riscatto

21 Lug

Io ero famosa perché ci davo dentro. Io non mi risparmiavo. Io non mandavo indietro nessuno insoddisfatto. Io saltavo sopra i miei cavalli e li sfiancavo. La lussuria è un sovrano esigente, che ti stordisce, ti fa brillare di orgoglio e mugolare di soddisfazione.

Marco Archetti, Sette diavoli, Giunti, Milano 2013, p. 131

marco_archetti_sette_diavoli In questo Luglio il caldo non arriva, ma l’umidità è tutta sospesa nella luce trafelata che entra dalla finestra della mia camera. Il caldo forte dicono faccia compiere follie, come anche la solitudine o la perdita di fiducia, soprattutto conseguente a un abbandono. L’amore ha molte forme, ognuna contempla il senso di responsabilità e di cura nei confronti dell’oggetto del proprio amore. Il corpo lo sa e, allora, non si risparmia. Scende nei vicoli, sui pavimenti, nel fitto dei boschi e della notte. Sfila fino alla punta dei coltelli, fino alle nocche delle mani, fino al fondo dello sguardo e del ventre.

Che cosa ci facciamo qui? #2

15 Lug
Roy Lichtenstein, Oh, Jeff, 1964 - oil and magna on canvas -

Roy Lichtenstein, Oh, Jeff, 1964
– oil and magna on canvas –

 

Mi chiami per nome, non mi hai mai dato un nomignolo.

I nomignoli hanno un loro fascino, ci sono storie d’amore nelle quali non solo sono inevitabili, ma alle quali calzano addirittura a pennello. Alcuni nomignoli sono riciclabili, quante volte ho chiamato qualcuno “amore” seguendo il ritmo di un intercalare?

Non sono brava quanto te: anche se non ti ho mai chiamato “Amore” probabilmente qualche “Tesoro” l’ho pronunciato, nella distrazione. Tu mai, mai sei stato distratto e se mi hai chiamata è stato per nome. Lento, pacato, con un suono pieno che mi ha fatto tendere ogni volta la schiena verso l’alto come a dire “Sì, sono io”. Mi sono innamorata di te per questa offerta ripetuta di riappropriarmi di me.

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Lettera d’amore n. 3 – Dell’amore da lontano

14 Lug

ROMANTICISMO
Qui le notti non sono affatto limpide.
Ma se c’è la luna piena, ce ne accorgiamo.
Proviamo una sensazione un momento,
e subito dopo un’altra.
(da Raymond Carver, Orientarsi con le stelle, Minimum Fax, Roma 2013, p. 104)

lettera_d_amore

La distanza da colmare ancora prima che sia.

Scrivo lettere ancor prima di partire. Era negli intenti di scriverti, mentre sarò lontana, una lettera ogni due giorni. Questa Domenica si è abbattuta nella stanza in cui leggevo Carver con una luce chiara e rarefatta che indurrebbe a dimenticare la Luna, se non fosse che in una notte di poco più di un anno fa ad una Luna gigante ho appeso un noi che doveva ancora essere.

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Lettera d’amore n. 2 – Dell’amore che si dichiara

7 Lug
Parole d'amore

L’amore sta sul fondo

[Complice è sempre l’estate, specie le sue sere più fresche]

Non farò mai per noi nulla che non voglia anche tu.

Che cosa ci facciamo qui? #1

1 Lug
Lac Leman di Mariano Biazzi Alcántara

Lac Leman di Mariano Biazzi Alcántara

Mi sono innamorata di te quella volta che hai detto, quasi urlato, in mezzo ai nostri amici “Io vivrò fino a 120 anni!”

Sorridevi uno dei tuoi sorrisi più larghi e gli occhi brillavano di un entusiasmo che io, molto più giovane di te, mi chiedevo dove andassi a prendere, con tutti quei casini che avevi vissuto finora.

Hai questa capacità di vedere molto più avanti di me, di puntare il dito verso luoghi lontani, dall’altra parte di un lago, indicare un punto preciso e usare l’indicativo futuro per parlarne con me. Non cambi il tono della voce, al punto che non ho mai saputo se questa idea di futuro emozioni anche te.

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