Le labbra carnose degli amanti

16 Giu

Dall’aria svampita che ha la ragazza seduta nel sole al tavolo del bar sta pensando alla bella bocca carnosa del suo amante. Aspetterà che inizi a far buio per attirarla a sé, ha occhi chiari e un viso spigoloso e altero del quale va fiera. I capelli lisci e neri si appoggiano appena alla punta delle spalle, la frangia pettinata verso sinistra nasconde una fronte piuttosto alta che non la rende meno sicura di sé. Il suo amante è lontano, chissà dove, degli uomini non puoi mai fidarti del tutto. Quelle labbra sono quanto di più bello il suo mondo abbia ora.

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15 Risposte to “Le labbra carnose degli amanti”

  1. intesomale 16 giugno 2012 a 23:05 #

    Una distanza, dunque. Tremenda creatura, la distanza. Terribile spazio denso di liturgie ripetute e inutili, deforma amore, indifferenza, fedeltà, tradimento, desiderio. Chi conosce la distanza conosce il sapore del pieno e del vuoto. E i pugni nello stomaco. E le lacrime nel caffé.

    • Silvia 17 giugno 2012 a 14:22 #

      Certe lacrime non escono mai. Sono cristallizzate nei momenti mancati, negli attimi non colti, nelle troppe parole e poco pelle a pelle. Gli amori a distanza sono quanto di più vicino ci sia ad un perenne e commovente stato di baratro.

      • intesomale 17 giugno 2012 a 19:16 #

        senza la pelle non esiste nulla. Nulla intorno. Nulla sopra. Nulla sotto. Nessuna presenza, se non un suono. A volte, l’illusione di una figura mentale, poi, ci seduce.

      • Silvia 17 giugno 2012 a 20:30 #

        È quando la pelle è esistita (in un passato che sia ieri, cinque minuti fa o cinque anni) ed era autentica adesione che si marca indelebilmente la distanza. Nessuna distanza si dà senza che ci sia (stata) un’esistenza.

      • intesomale 20 giugno 2012 a 16:28 #

        ma quali sono i rimedi, Silvia? Come si vince la distanza? Cavalcando immagini di pelle lontana? O c’è qualcosa di più onesto e carnale, qualcosa di più vero?

      • Silvia 20 giugno 2012 a 16:32 #

        La distanza è una prova col proprio corpo. Io non ho mai saputo affrontarla, forse è per questo che ho voluto vederla nella compostezza vivace della ragazza seduta nel sole.

        (Non so, a dire il vero, se non ho mai saputo affrontarla. La vicinanza di pelle e di corpo era talmente forte in presenza che riusciva, con la sua scia, a valicare il tempo, l’impazienza, l’insicurezza.)

      • intesomale 20 giugno 2012 a 16:34 #

        tipo gobba del cammello, quindi, piena d’acqua, per la traversata?

      • Silvia 20 giugno 2012 a 16:39 #

        Forse è l’immagine più vicina, ma si è pieni anche intorno al corpo. Ci si porta dietro una sorta di bolla, di stato sospeso per via di un appagamento che va oltre la percezione fisica delle parti del proprio corpo. Difficilissimo spiegare questo stato “ovattato”.
        Solo in presenza di tanta potenza io riesco a sostenere la distanza.

      • intesomale 20 giugno 2012 a 16:44 #

        io per farlo uso la disperazione del ricordo di morsi, labbra, abbracci… e un sacco di rabbia… l’essere lontano da lei è sempre un dimenarsi contro gli spazi che ci separano… nessuna normalità, senza di lei, rifiuto, rifiuto, rifiuto a denial a denial a denial

      • Silvia 20 giugno 2012 a 16:50 #

        Ti paiono poca cosa il ricordo e la disperazione? La disperazione nella lontananza è la chiave dell’amore, del desiderio. È ciò che colma.

      • intesomale 20 giugno 2012 a 17:02 #

        sì, lo credo profondamente. Lo credo con ogni sillaba, qui, dove sono fatto di parole. Con ogni respiro lo credo nel mondo, dove sono fatto di sguardi testardi e labbra inclinate.

  2. Sandro jr 17 giugno 2012 a 15:55 #

    Una ragazza stesa al sole puoi ammirarla, ma una ragazza seduta nel sole, con l’aria svampita (o assorta), non puoi fare a meno di amarla, anche solo per il breve spazio di un aperitivo.
    Sandro

    • Silvia 17 giugno 2012 a 16:05 #

      Resti tu quello capace di cogliere quanto pensierosa possa essere una donna svampita.
      Lei siede con l’aria di chi al sole è andato incontro, l’aria di chi non rinuncia e sta dentro le cose.

  3. massimolegnani 18 giugno 2012 a 11:54 #

    leggendo, sembra di percepire la tua presenza in quello stesso bar, seduta a un tavolino defilato, in ombra, a osservare, scavare, dedurre. ml

    • Silvia 18 giugno 2012 a 14:34 #

      I bar sono un luogo di osservazione privilegiato, il tavolo defilato è il migliore in tal senso. Non saprei sedermi altrove. 🙂

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