Archivio | giugno, 2012

Non tutte le signore guidano un SUV

23 Giu

A metà della strada in salita vive, in una casa bianca con le controfinestre in alluminio color bronzo, Matilde. Se chiedete di Matilde tra i vicini vi diranno tutti che non la conoscono: Tilde, invece, è impossibile non conoscerla. Matilde l’avranno probabilmente chiamata una volta sua madre, il giorno in cui è nata, e una volta il prete sull’altare, il giorno in cui s’è sposata.

Tilde ride sempre a squarciagola gettando indietro la testa, parla a voce alta perché sia lei che suo marito sono mezzi sordi e chi passa sotto le finestre aperte di casa sua può sentire cosa racconta al telefono. Ogni Natale Tilde fa albero e presepe in giardino, esibisce luci degne di Las Vegas e statuine alte un dito, sproporzionate almeno quanto il volume del Jingle Bells che fa andare tutta la notte. Ogni estate in quello stesso cortile si trasferiscono, per un paio d’ore ogni sera, le signore del muretto: giocano a carte e a ogni primiera mancata si urlano l’un l’altra insulti da far invidia ai portuali di Civitavecchia. Tilde è la regina incontrastata delle estati di quartiere con il suo sedere enorme, le gonnellone colorate a pieghe, la passione per il ballo liscio, per le zucchine ripiene e per le crostate di frutta.

Tilde è l’unica delle signore del muretto a guidare l’auto e ha capacità magiche: riesce a caricare quattro grossi sederi nella sua Opel Corsa bianca del 1995 e a portarli tutti a festeggiare al centro anziani senza schiacciare le cibarie che viaggiano con loro. Nessuno è mai stato capace di fermare la sua Opel in corsa. Quando passa lei tutti fanno largo, è inequivocabilmente il terrore e la padrona incontrastata delle curve e della retromarcia con grattata. Il passo ha dovuto cederlo solo una volta a me, quando sono riuscita a cucinare delle meringhe grandi e bellissime mentre a lei o bruciavano o si liquefacevano. Se mi parla ancora è solo perché ha uno spaccio segreto di cetrioli e pomodori con l’orto di mia madre.

Tilde

Tilde ride sempre a squarciagola.

 

(Questo ritratto è parte di un post pubblicato su SettePerUno.)

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Lettera d’amore n. 0 – Dell’amor sempre desiderato

20 Giu

Lettera d'amore n. 0 - Dell'amor sempre desiderato

Davvero stavolta non tornerai?

 

(La luce è già violenta al mattino presto. Le basta un niente in questa stagione. Com’è successo a noi, che ci siamo uccisi senza ferirci.)

Le labbra carnose degli amanti

16 Giu

Dall’aria svampita che ha la ragazza seduta nel sole al tavolo del bar sta pensando alla bella bocca carnosa del suo amante. Aspetterà che inizi a far buio per attirarla a sé, ha occhi chiari e un viso spigoloso e altero del quale va fiera. I capelli lisci e neri si appoggiano appena alla punta delle spalle, la frangia pettinata verso sinistra nasconde una fronte piuttosto alta che non la rende meno sicura di sé. Il suo amante è lontano, chissà dove, degli uomini non puoi mai fidarti del tutto. Quelle labbra sono quanto di più bello il suo mondo abbia ora.

Non sorride verso l’orizzonte

11 Giu

Il caffè, miscela forte, si prepara a gorgogliare nella moka. Lei non ha mai fumato in vita sua, o forse un’estate di molti anni fa qualche sigaretta per inseguire un amore immaginario. Si affaccia nuda alla finestra, sfiora il davanzale coi seni abbondanti, lo si capisce dal fremito leggero della pelle a contatto con il freddo del marmo, soffia bolle di sapone dritta verso l’orizzonte e continua a immaginare di amori che torneranno.

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