“Com’è il mare?” Poi hai sorriso

23 Mar

Mai del blu che ti aspetti

Il mare è blu, mai del blu che ti aspetti. Quando vai a Riccione in Agosto il mare non è del blu che ti aspetti: è un blu mosso al marrone dai piedi scomposti dei bagnanti. Il mare non è del blu che ti aspetti nemmeno in inverno: sono stata poche volte al mare in inverno, forse soltanto due, ed il mare era blu scuro e grigio turbinoso insieme. Vorrei tornare al mare in inverno, vorrei tornare con un uomo che mi porti al mare in inverno, che in pieno inverno mi dica “Andiamo al mare”. Ne avevo incontrato uno, una volta, che mi aveva detto “Andiamo al mare” ed era inverno. Non so che strada abbia preso e se sia, poi, finito al mare lui. Io no, io vorrei ancora andare al mare in inverno.

Il mare aggredisce le tempie entrando dalle narici con un odore prepotente di salsedine. “Fa bene respirare lo iodio”, dicono tutti. Al mattino molto presto le signore di una certa età camminano in coppia lungo la battigia, con le ciabatte di plastica in mano, perché è il momento migliore per respirare lo iodio e perché nessuno disturberà le loro chiacchiere. Gli uomini, invece, camminano più speditamente e quasi sempre soli e invece di immergere le gambe in acqua solo fino alla caviglia arrivano a bagnarsi anche il ginocchio. Apparentemente concentrati sulla propria prestazione fisica pensano a chissà cosa, forse a niente a giudicare dalla loro espressione sospesa e dallo sguardo etereo.

Il mare è femmina, hanno ragione i francesi. È chiaro da come si lascia guardare a lungo e dalla calma tempestosa che assesta nello spettatore. Il mare è femmina e bagna. Bagna a spruzzo se ti avvicini con cautela, scivolandoti lentamente addosso se entri camminando, sommergendoti se osi sfidarlo con un tuffo. In tutti questi casi l’acqua del mare la percepiamo fredda. Per questo con l’acqua del mare conviene essere audaci: tutto il corpo dentro di colpo.

Quello con l’acqua del mare è un rapporto carnale con se stessi, obbliga a percepirsi come densità, come ritmo, come aria. Totalmente immerso in acqua, mentre nuoti, scopri una pelle e la senti scorrere; sei tu il corpo estraneo, devi scendere a compromessi e trovare una sintonia tra il tuo ritmo e quello che l’acqua ti impone. Il rumore del respiro e del battito del cuore sono acuiti, rimbalzano in testa e premono contro le tempie. Il sale sulle labbra e attorno agli occhi diventa una lotta e una sfida, che il mare vince sempre.

 

*Foto di Cinzia Aze. Guardatevela tutta Cinzia.

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15 Risposte to ““Com’è il mare?” Poi hai sorriso”

  1. intesomale 23 marzo 2012 a 08:51 #

    heh, io nuoto da schifo, ma lei – il mare – è femmina generosa, che accoglie anche gli amanti più goffi. Bel post!

    • Silvia 23 marzo 2012 a 13:37 #

      Il mare è ventre, accoglie per una questione d’essenza. 🙂

      • intesomale 23 marzo 2012 a 14:58 #

        heh, sulle essenze scalchigno ancor più che sul nuoto, ma credo di essere d’accordo… il mare, curiosamente, in questi giorni ha visitato anche me. Per questo ho letto con piacere le tue righe.

  2. tellheryousawme 23 marzo 2012 a 08:59 #

    “Gli uomini, invece, camminano più speditamente e quasi sempre soli […]”
    È naturale, non si va a un appuntamento galante, importante, intimo, portandosi un amico. Ci si va soli.

    • Silvia 23 marzo 2012 a 13:35 #

      Il mare, dunque, è femmina. Concordi anche tu. 🙂

      • tellheryousawme 23 marzo 2012 a 14:11 #

        Senza dubbio. Il mare accoglie.

      • Silvia 23 marzo 2012 a 14:13 #

        Dici che se regalo questa risposta, scritta a mano e confezionata in una sorta di plaquette, a chi mi ha fatto quella domanda… 😉

  3. tellheryousawme 23 marzo 2012 a 14:13 #

    Il maschio è il fiume 😉

    • Silvia 23 marzo 2012 a 14:18 #

      Che io non conosco per nulla. Ad un altro uomo, una volta, ho chiesto di portarmi sul fiume. La mia vita è costellata di condizionali.

  4. Sandro jr 24 marzo 2012 a 16:43 #

    Il mare, soprattutto nelle notti invernali, è molto eloquente, purché si sia disposti ad ascoltare.
    Mi piace andare al mare d’inverno, magari con un thermos di caffè caldo e due tazze.
    Sandro

    • Silvia 24 marzo 2012 a 21:38 #

      Tengo il conto dei caffè, Sandro. Ce li berremo tutti. Mi porteresti al mare?

  5. massimolegnani 14 giugno 2012 a 23:37 #

    quello col mare è un rapporto carnale con se stessi: quanto è vero, semplice e profondo allo stesso tempo. Penso alla percezione di corpo freddo, quando entravo da bambino di malavoglia in acqua, era il mio corpo che diventava freddo, una sensazione sconvolgente, un rendersi conto di sè in negativo, quando era troppo tardi per porvi rimedio. complimenti, ml

    • Silvia 15 giugno 2012 a 17:17 #

      Il mare sulla pelle ci fa accorgere che possediamo un corpo. Troppo spesso dimentichiamo l’appartenenza forte a un corpo, che rappresenta una nostra identità non meno dell’anima o del pensiero.

  6. alegbr 22 febbraio 2013 a 10:44 #

    e inoltre il mare ci insegna l’intelligenza del confine, quel dibattersi come compromesso tra contenuto e contenitore. l’epigenetica ha scoperto che asportando il nucleo di una cellula(con tutti i geni ereditari compresi) non solo la cellula sopravvive, ma è in grado di trovare nuove soluzioni d’esistenza in base allo scambio d’informazioni che avviene tra la membrana di confine e l’ambiente circostante.
    un corpo abbandonato al nuoto tra le onde, somiglia maledettamente a una di queste cellule utopia che navigano senza bisogno di nucleo.

    alex

    • Silvia 22 febbraio 2013 a 14:08 #

      Quello che mi affascina, di queste cellule, è la capacità di scambiare informazioni senza chiudersi in una forma definita. Il confine è labile, in continuo mutamento.

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