Archive | marzo, 2012

“Com’è il mare?” Poi hai sorriso

23 Mar

Mai del blu che ti aspetti

Il mare è blu, mai del blu che ti aspetti. Quando vai a Riccione in Agosto il mare non è del blu che ti aspetti: è un blu mosso al marrone dai piedi scomposti dei bagnanti. Il mare non è del blu che ti aspetti nemmeno in inverno: sono stata poche volte al mare in inverno, forse soltanto due, ed il mare era blu scuro e grigio turbinoso insieme. Vorrei tornare al mare in inverno, vorrei tornare con un uomo che mi porti al mare in inverno, che in pieno inverno mi dica “Andiamo al mare”. Ne avevo incontrato uno, una volta, che mi aveva detto “Andiamo al mare” ed era inverno. Non so che strada abbia preso e se sia, poi, finito al mare lui. Io no, io vorrei ancora andare al mare in inverno.

Il mare aggredisce le tempie entrando dalle narici con un odore prepotente di salsedine. “Fa bene respirare lo iodio”, dicono tutti. Al mattino molto presto le signore di una certa età camminano in coppia lungo la battigia, con le ciabatte di plastica in mano, perché è il momento migliore per respirare lo iodio e perché nessuno disturberà le loro chiacchiere. Gli uomini, invece, camminano più speditamente e quasi sempre soli e invece di immergere le gambe in acqua solo fino alla caviglia arrivano a bagnarsi anche il ginocchio. Apparentemente concentrati sulla propria prestazione fisica pensano a chissà cosa, forse a niente a giudicare dalla loro espressione sospesa e dallo sguardo etereo.

Il mare è femmina, hanno ragione i francesi. È chiaro da come si lascia guardare a lungo e dalla calma tempestosa che assesta nello spettatore. Il mare è femmina e bagna. Bagna a spruzzo se ti avvicini con cautela, scivolandoti lentamente addosso se entri camminando, sommergendoti se osi sfidarlo con un tuffo. In tutti questi casi l’acqua del mare la percepiamo fredda. Per questo con l’acqua del mare conviene essere audaci: tutto il corpo dentro di colpo.

Quello con l’acqua del mare è un rapporto carnale con se stessi, obbliga a percepirsi come densità, come ritmo, come aria. Totalmente immerso in acqua, mentre nuoti, scopri una pelle e la senti scorrere; sei tu il corpo estraneo, devi scendere a compromessi e trovare una sintonia tra il tuo ritmo e quello che l’acqua ti impone. Il rumore del respiro e del battito del cuore sono acuiti, rimbalzano in testa e premono contro le tempie. Il sale sulle labbra e attorno agli occhi diventa una lotta e una sfida, che il mare vince sempre.

 

*Foto di Cinzia Aze. Guardatevela tutta Cinzia.

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