Quali amori nascono nei bar?

16 Gen

E’ difficile dargli un’età. Diresti almeno cinquantacinque anni a guardare i capelli quasi tutti bianchi e un po’ diradati sulla parte alta della nuca, ma se avvicinandoti lo guardi in viso ha una bella pelle di un rosa dorato, liscia e senza eccessivi segni del tempo e devi abbassare il tiro di almeno cinque anni. Sono sottigliezze, d’altronde. Quando hai detto che si aggira attorno ai cinquant’anni l’età di quest’uomo alto e slanciato è sufficiente, perché quello che noti subito, in realtà, è la sua aria distinta, un po’ sognante e distaccata che ti sembra stridere col modo di sorridere convinto e pieno fino a scoprire denti grandi e non bianchissimi, non luminescenti come quelli delle pubblicità. Non sono eccezionali quei denti, ma senti salire lo stesso il desiderio di baciarlo perché in quel momento sta dicendo alla donna con cui parla, una moretta piccola, magra, con un taglio di capelli cortissimo e un’aria da donnina morigerata nonostante non abbia nemmeno quarant’anni, che la scorsa Domenica è andato in montagna “a fare la legna”.

“A fare la legna?” replica la donnina con aria sorpresa, allargando un po’ gli occhi e scuotendo leggermente la testa, come a dire “Incredibile!”

“Sì, a spaccare la legna. Sai cosa significa?” ironizza. “Spaccare la legna è un’attività bellissima di Domenica pomeriggio”.

Sorpresa lo sei anche tu, ma di una sorpresa che sorride e che ti mette la voglia di baciarlo uno così imprevedibile, uno che pranza ogni giorno con un panino nello stesso bar per poi ordinarlo azzardando “Oggi vado in Giappone”. In quel bar i panini hanno i nomi delle città del mondo, lui entra scegliendo un continente che lo ispira senza sapere cosa aspettarsi dentro il panino, asserisce con il barista di non averli ancora mandati a memoria dopo anni. È questo altalenare tra l’abitudine e l’imprevedibilità che incuriosisce, è il suo muoversi lento e preciso che affascina, sono gli sguardi acuti senza essere sinuosi che lancia che fanno salire il calore verso il tuo collo. Tu, seduta al tavolo più defilato del bar, chini la testa su un libro di poesie, vorresti baciarlo ma non vuoi che lo sappia mai.

Dopo tutto avrei voluto baciarti

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13 Risposte to “Quali amori nascono nei bar?”

  1. Sandro jr 16 gennaio 2012 a 18:50 #

    Quanto fascino in un uomo di cinquant’anni che, con naturalezza, indossa bene la sua età.. Ancora un descrizione riuscita.
    Chissà se da qualche parte, a Roma, c’è un bar dove i panini hanno i nomi delle città del mondo.
    Sandro

    • Silvia 16 gennaio 2012 a 18:56 #

      Un uomo con meno di trentotto anni è bello o brutto, dai trentotto anni in su è declinato in mille sfumature ed inizia la stagione migliore della sua vita e di quella delle donne che possono guardarlo.
      Non so, Sandro, se a Roma ci sia un bar i cui panini abbiano i nomi delle città del mondo, ma potremmo cercarlo e scegliere di andare chissà dove.

  2. inachis_io 25 gennaio 2012 a 17:33 #

    Mi vedi? Sono in ginocchio. L’aria confusa. Hai presente quelli che a un appuntamento si accorgono di avere una patacca di sugo sulla patta (aperta) dei pantaloni (mal assortiti con la camicia)? Peggio.
    Mi sono accorto solo ora, ORA, che hai questo blog. Avevo sempre visto solo tumblr…

    Punto tutto sulla misericordia innescata da una pronta e sincera confessione.

    Marco

    • Silvia 25 gennaio 2012 a 17:39 #

      Stiamo passando gli ultimi mesi a scambiarci atti di pentimento. 🙂
      E’ solo dalla fine di Novembre che ho (ri)aperto (questo) blog e non ci scrivo tutti i giorni.
      Sono contenta che tu ci sia arrivato, questo conta più del resto. 🙂

  3. Francesco 29 gennaio 2012 a 16:01 #

    Little! T’ho beccata! Ecchitimollapiùmmo’? “Amore” e “Bar”, che con tanta dolcezza hai miscelato, mi richiamano questa, che adoro http://www.youtube.com/watch?v=Dpf56AvccvI – è il caso di dire ‘prosit’.

    • Silvia 29 gennaio 2012 a 19:34 #

      Fra’, ciao! 🙂
      Divertentissima la canzone! Dovrai darmi suggerimenti così più spesso. 🙂

      P.S. Ho provato a lasciare un commento sul tuo blog, al post su Buzzati, ma… non so mica se ci sono riuscita! 😀

      • Francesco 29 gennaio 2012 a 20:46 #

        No, a quanto pare da un po’ blogger fa i capricci… hai selezionato “utente anonimo”?

      • Silvia 29 gennaio 2012 a 20:48 #

        Ecco, no. Forse è meglio in quel modo. Tentavo di accreditarmi con WordPress.

  4. intesomale 17 febbraio 2012 a 09:57 #

    purtroppo l’incanto che rende unico quello che è o sembra speciale si spezza quando scopri un altro bar in cui i panini hanno i nomi di città, monumenti, pianeti lontani… e allora è meglio tenere gli occhi sullo/a sconosciuto/a, sulla lista del bar, sui tavolini, sui bicchieri e sul libro di poesie. Perché se guardi fuori dalle vetrate e vedi la strada, coi suoi mille bar e coi suoi mille passanti travestiti da protagonisti, è finita.

    • Silvia 17 febbraio 2012 a 10:20 #

      Così, però, diventa tutto un eterno rifugio.

      • intesomale 21 febbraio 2012 a 16:18 #

        Vero, ma l’alternativa è difficile. Guardare la strada, con slancio, e aggredirla con passione fino a scongelarla e farla diventare un posto, non più uno sfondo, ma un posto. Ci vuole coraggio per stare nei posti, guardaci qua, come siamo ridicoli, come stiamo bene su queste pagine, da cui abbiamo eliminato “il posto”, tolto le facce e reinventato noi stessi…

        mi servono occhi con contorno di occhi.

        e li trovo solo sulla strada.

      • Silvia 21 febbraio 2012 a 17:39 #

        Chi sta bene qua sta bene anche nei posti. Poi ci sono quelli che non stanno bene da nessuna parte, per paura o egocentrismo.

      • intesomale 22 febbraio 2012 a 10:36 #

        mi sa che hai ragione,dopotutto non è bello ciò che è bello, ma che bello che bello che bello. Mollo il colpo e vado a spaccar legna al bar. A nice day to you.

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