Archivio | gennaio, 2012

Ho sempre voluto essere Wonder Woman

20 Gen

Se una donna è veramente multitasking lo si appura anche nel momento in cui l’uomo che le piace la chiama: “Mangiamo insieme? Passo a prenderti tra un quarto d’ora.”

Quando l’uomo che la affascina la chiama la donna è appena rientrata a casa, si è struccata e ha indossato tuta e ciabattoni, ma non ha ancora fatto pipì. In stato emotivo confusionale pronuncia un sì concentrandosi solo sul tentativo di non far percepire a lui l’eccessivo entusiasmo. Chiude la comunicazione, cade nel panico, ma non si perde d’animo. Sa, perché lo sa, di essere multitasking.

“Bene, 15 minuti.” Fa un giro a vuoto nello spazio su se stessa, si è sempre un po’ sentita Wonder Woman. “Scollatura, parecchia scollatura visto che lo farò aspettare. Il ritardo scomparirà dietro la scollatura.” Una tattica dozzinale, ma in quindici minuti non ci stanno anche le raffinatezze. Da quando in qua gli uomini guardano più le raffinatezze che le tette? “Via!”

Rinfresca velocemente il viso, stende un velo sottilissimo di crema idratante mentre fa pipì, non si rialza dal water prima di aver dato un’aggiustatina alla linea arcuata delle sopracciglia. Nel frattempo è rimasta in mutande e reggiseno e può provvedere a rivestirsi, semplice ma accurata, soprattutto veloce. Due gocce di profumo, “Dio benedica lo spray!” pronuncia tra sé e sé, un velo di fondotinta e uno di cipria, “Ottima scelta questa cipria in polvere, non lo dimenticherò”. È talmente multitasking che ragiona anche sulle impensate utilità dei prodotti di bellezza. Dopo aver sottolineato il contorno inferiore dell’occhio con un tratto di matita con una mano dà una sfonata ai capelli, con l’altra stende il rimmel. Non ha una terza mano per rispondere al telefono che sta squillando, lo ignora tanto sa come farsi perdonare. Due pennellate di fard, velocissime, perché è sulle labbra e sul loro colore acceso che bisogna avere il tempo di concentrarsi.

Infila le scarpe, un paio di décolletés dal tacco altissimo, con poco più di cinque minuti di ritardo e poggia un foulard attorno al collo. Quello che conta veramente è la conferma di essere ben oltre il multitasking: arriva dallo sguardo che la avvolge sull’ultimo gradino della scala.

Quali amori nascono nei bar?

16 Gen

E’ difficile dargli un’età. Diresti almeno cinquantacinque anni a guardare i capelli quasi tutti bianchi e un po’ diradati sulla parte alta della nuca, ma se avvicinandoti lo guardi in viso ha una bella pelle di un rosa dorato, liscia e senza eccessivi segni del tempo e devi abbassare il tiro di almeno cinque anni. Sono sottigliezze, d’altronde. Quando hai detto che si aggira attorno ai cinquant’anni l’età di quest’uomo alto e slanciato è sufficiente, perché quello che noti subito, in realtà, è la sua aria distinta, un po’ sognante e distaccata che ti sembra stridere col modo di sorridere convinto e pieno fino a scoprire denti grandi e non bianchissimi, non luminescenti come quelli delle pubblicità. Non sono eccezionali quei denti, ma senti salire lo stesso il desiderio di baciarlo perché in quel momento sta dicendo alla donna con cui parla, una moretta piccola, magra, con un taglio di capelli cortissimo e un’aria da donnina morigerata nonostante non abbia nemmeno quarant’anni, che la scorsa Domenica è andato in montagna “a fare la legna”.

“A fare la legna?” replica la donnina con aria sorpresa, allargando un po’ gli occhi e scuotendo leggermente la testa, come a dire “Incredibile!”

“Sì, a spaccare la legna. Sai cosa significa?” ironizza. “Spaccare la legna è un’attività bellissima di Domenica pomeriggio”.

Sorpresa lo sei anche tu, ma di una sorpresa che sorride e che ti mette la voglia di baciarlo uno così imprevedibile, uno che pranza ogni giorno con un panino nello stesso bar per poi ordinarlo azzardando “Oggi vado in Giappone”. In quel bar i panini hanno i nomi delle città del mondo, lui entra scegliendo un continente che lo ispira senza sapere cosa aspettarsi dentro il panino, asserisce con il barista di non averli ancora mandati a memoria dopo anni. È questo altalenare tra l’abitudine e l’imprevedibilità che incuriosisce, è il suo muoversi lento e preciso che affascina, sono gli sguardi acuti senza essere sinuosi che lancia che fanno salire il calore verso il tuo collo. Tu, seduta al tavolo più defilato del bar, chini la testa su un libro di poesie, vorresti baciarlo ma non vuoi che lo sappia mai.

Dopo tutto avrei voluto baciarti

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