Bigodini e borghesia

3 mag

Tersilia è una donna robusta, tinge i capelli, corti e arricciati con i bigodini, di un colore castagno per sminuire i suoi settanta (e qualcosa?) anni, ma le rughe sul viso e le mani tozze e ruvide la tradiscono. Così come tradiscono una vita spesa a lavorare con le mani: Tersilia ha sempre fatto la cuoca nelle mense aziendali, straordinari compresi. Terza di tre figli porta la sua posizione nel nome, ma deve aver ascoltato in televisione che Tersilia deriva dal latino allora si vanta raccontando che avevano scelto apposta per lei un nome nobile, apposta per la luminosa bellezza evidente fin dalla culla. Ovviamente Tersilia non sa riferire quella storia che il nome deriva dal latino, accorcia un po’ i riferimenti culturali e ricama attorno ai dettagli della sua nascita regale: oltre che cucinando, Tersilia ha speso la vita raccontando i fatti di tutto il quartiere e negli anni ha affinato la propria arte dell’invenzione.

Nelle sere d’estate si radunano, a sedere lungo il muro sulla strada sotto casa sua, le anziane che abitano nella via, portando ciascuna la propria sedia. La strada è leggermente in salita e la casa di Tersilia è quella posta nel punto più in alto, il punto di osservazione ottimale per tenere d’occhio chi entra e chi esce dalle case, le macchine che passano, i baci che i giovani rubano alle fidanzate riaccompagnandole a casa. Le signore schierate in formazione compatta lungo il muro, coi piedi distesi in avanti e sovrapposti, sono donne posate nei modi, ma fanno andar la lingua e perdono le staffe solo quando c’è da fare a gara su chi è la più brava a stirare, a fare la spesa o a cucinare.

Tersilia l’ha avuta vinta su tutte una volta per tutte anni fa, quando è riuscita a spacciare una propria ricetta di una semplicissima torta margherita come ricetta mantovana che lontane parenti preparavano per allietare i tè serviti in casa loro. La provenienza dal Nord fece il resto e ammantò tutto di borghesia e servizi d’argento perfettamente lucidati. Tutte le donne della via, anche le più giovani, hanno provato a realizzare almeno una volta la Torta Mantovana di Tersilia con tutte le maiuscole al posto giusto.

 

 

(Questo ritratto è parte di un post pubblicato su SettePerUno.)

 

 

Etichette: , , , , ,

“Com’è il mare?” Poi hai sorriso

23 mar

Mai del blu che ti aspetti

Il mare è blu, mai del blu che ti aspetti. Quando vai a Riccione in Agosto il mare non è del blu che ti aspetti: è un blu mosso al marrone dai piedi scomposti dei bagnanti. Il mare non è del blu che ti aspetti nemmeno in inverno: sono stata poche volte al mare in inverno, forse soltanto due, ed il mare era blu scuro e grigio turbinoso insieme. Vorrei tornare al mare in inverno, vorrei tornare con un uomo che mi porti al mare in inverno, che in pieno inverno mi dica “Andiamo al mare”. Ne avevo incontrato uno, una volta, che mi aveva detto “Andiamo al mare” ed era inverno. Non so che strada abbia preso e se sia, poi, finito al mare lui. Io no, io vorrei ancora andare al mare in inverno.

Il mare aggredisce le tempie entrando dalle narici con un odore prepotente di salsedine. “Fa bene respirare lo iodio”, dicono tutti. Al mattino molto presto le signore di una certa età camminano in coppia lungo la battigia, con le ciabatte di plastica in mano, perché è il momento migliore per respirare lo iodio e perché nessuno disturberà le loro chiacchiere. Gli uomini, invece, camminano più speditamente e quasi sempre soli e invece di immergere le gambe in acqua solo fino alla caviglia arrivano a bagnarsi anche il ginocchio. Apparentemente concentrati sulla propria prestazione fisica pensano a chissà cosa, forse a niente a giudicare dalla loro espressione sospesa e dallo sguardo etereo.

Il mare è femmina, hanno ragione i francesi. È chiaro da come si lascia guardare a lungo e dalla calma tempestosa che assesta nello spettatore. Il mare è femmina e bagna. Bagna a spruzzo se ti avvicini con cautela, scivolandoti lentamente addosso se entri camminando, sommergendoti se osi sfidarlo con un tuffo. In tutti questi casi l’acqua del mare la percepiamo fredda. Per questo con l’acqua del mare conviene essere audaci: tutto il corpo dentro di colpo.

Quello con l’acqua del mare è un rapporto carnale con se stessi, obbliga a percepirsi come densità, come ritmo, come aria. Totalmente immerso in acqua, mentre nuoti, scopri una pelle e la senti scorrere; sei tu il corpo estraneo, devi scendere a compromessi e trovare una sintonia tra il tuo ritmo e quello che l’acqua ti impone. Il rumore del respiro e del battito del cuore sono acuiti, rimbalzano in testa e premono contro le tempie. Il sale sulle labbra e attorno agli occhi diventa una lotta e una sfida, che il mare vince sempre.

 

*Foto di Cinzia Aze. Guardatevela tutta Cinzia.

Etichette: , , , ,

Un romantico

21 feb

Ektor non sa resistere alle profumerie. È un uomo alto e biondo, slanciato ma non snello, ha spalle larghe sulle quali indossa spesso un giubbino di nappa color cuoio sopra una camicia chiara. Veste così leggero anche in pieno inverno, al più riparando il collo dal freddo con una pashmina stampata con una fantasia sobria e toni neutri. I jeans molto aderenti e dal taglio slim gli regalano un’aria un po’ dandy, che lui accentua con un paio di scarpe lucide dalla punta slanciata.

Ektor ama le profumerie per lo sfavillio, un po’ come le gazze ladre con ciò che luccica. Le ama perché portano con loro un turbinio di colori, perché gli stuzzicano l’udito con quel tin tin di bottigliette che si urtano nel provarle e con quel cicaleccio di donne che si scambiano consigli, opinioni, civetterie e si lasciano andare a commenti sui loro uomini come se quello fosse un regno esclusivamente femminile. Ektor ama le donne nelle profumerie.

Ama le donne che sono lì insieme a lui sul momento. Le guarda provare colori sgargianti sulle labbra, che chissà se sapranno poi indossare davvero fuori di lì. Le osserva mentre avvicinano il polso profumato, candido, nudo, umido al naso e si inebriano trasformando quei visi da perdute intenditrici. Ama, nelle profumerie, tutte le donne che ha avuto, ognuna con il suo odore. Le profumerie serbano tutti gli odori di tutte le donne di Ektor.

Lui ci ripensa e sorride, sorride perché sa che nessuna profumeria avrà mai davvero tutti gli odori di tutte le sue donne, quegli odori segreti, privati, multipli, nascosti. Ektor è uno che ci sa fare, uno di quelli che le donne le rigira con sapienza, trova in ognuna qualcosa di bello, di attraente. Ektor è un donnaiolo, a detta delle donne ferite. Un millantatore, a detta degli uomini invidiosi. Ektor è un romantico ed ama i profumi.

Etichette: , , , , ,

Ho sempre voluto essere Wonder Woman

20 gen

Se una donna è veramente multitasking lo si appura anche nel momento in cui l’uomo che le piace la chiama: “Mangiamo insieme? Passo a prenderti tra un quarto d’ora.”

Quando l’uomo che la affascina la chiama la donna è appena rientrata a casa, si è struccata e ha indossato tuta e ciabattoni, ma non ha ancora fatto pipì. In stato emotivo confusionale pronuncia un sì concentrandosi solo sul tentativo di non far percepire a lui l’eccessivo entusiasmo. Chiude la comunicazione, cade nel panico, ma non si perde d’animo. Sa, perché lo sa, di essere multitasking.

“Bene, 15 minuti.” Fa un giro a vuoto nello spazio su se stessa, si è sempre un po’ sentita Wonder Woman. “Scollatura, parecchia scollatura visto che lo farò aspettare. Il ritardo scomparirà dietro la scollatura.” Una tattica dozzinale, ma in quindici minuti non ci stanno anche le raffinatezze. Da quando in qua gli uomini guardano più le raffinatezze che le tette? “Via!”

Rinfresca velocemente il viso, stende un velo sottilissimo di crema idratante mentre fa pipì, non si rialza dal water prima di aver dato un’aggiustatina alla linea arcuata delle sopracciglia. Nel frattempo è rimasta in mutande e reggiseno e può provvedere a rivestirsi, semplice ma accurata, soprattutto veloce. Due gocce di profumo, “Dio benedica lo spray!” pronuncia tra sé e sé, un velo di fondotinta e uno di cipria, “Ottima scelta questa cipria in polvere, non lo dimenticherò”. È talmente multitasking che ragiona anche sulle impensate utilità dei prodotti di bellezza. Dopo aver sottolineato il contorno inferiore dell’occhio con un tratto di matita con una mano dà una sfonata ai capelli, con l’altra stende il rimmel. Non ha una terza mano per rispondere al telefono che sta squillando, lo ignora tanto sa come farsi perdonare. Due pennellate di fard, velocissime, perché è sulle labbra e sul loro colore acceso che bisogna avere il tempo di concentrarsi.

Infila le scarpe, un paio di décolletés dal tacco altissimo, con poco più di cinque minuti di ritardo e poggia un foulard attorno al collo. Quello che conta veramente è la conferma di essere ben oltre il multitasking: arriva dallo sguardo che la avvolge sull’ultimo gradino della scala.

Etichette: , , ,

Quali amori nascono nei bar?

16 gen

E’ difficile dargli un’età. Diresti almeno cinquantacinque anni a guardare i capelli quasi tutti bianchi e un po’ diradati sulla parte alta della nuca, ma se avvicinandoti lo guardi in viso ha una bella pelle di un rosa dorato, liscia e senza eccessivi segni del tempo e devi abbassare il tiro di almeno cinque anni. Sono sottigliezze, d’altronde. Quando hai detto che si aggira attorno ai cinquant’anni l’età di quest’uomo alto e slanciato è sufficiente, perché quello che noti subito, in realtà, è la sua aria distinta, un po’ sognante e distaccata che ti sembra stridere col modo di sorridere convinto e pieno fino a scoprire denti grandi e non bianchissimi, non luminescenti come quelli delle pubblicità. Non sono eccezionali quei denti, ma senti salire lo stesso il desiderio di baciarlo perché in quel momento sta dicendo alla donna con cui parla, una moretta piccola, magra, con un taglio di capelli cortissimo e un’aria da donnina morigerata nonostante non abbia nemmeno quarant’anni, che la scorsa Domenica è andato in montagna “a fare la legna”.

“A fare la legna?” replica la donnina con aria sorpresa, allargando un po’ gli occhi e scuotendo leggermente la testa, come a dire “Incredibile!”

“Sì, a spaccare la legna. Sai cosa significa?” ironizza. “Spaccare la legna è un’attività bellissima di Domenica pomeriggio”.

Sorpresa lo sei anche tu, ma di una sorpresa che sorride e che ti mette la voglia di baciarlo uno così imprevedibile, uno che pranza ogni giorno con un panino nello stesso bar per poi ordinarlo azzardando “Oggi vado in Giappone”. In quel bar i panini hanno i nomi delle città del mondo, lui entra scegliendo un continente che lo ispira senza sapere cosa aspettarsi dentro il panino, asserisce con il barista di non averli ancora mandati a memoria dopo anni. È questo altalenare tra l’abitudine e l’imprevedibilità che incuriosisce, è il suo muoversi lento e preciso che affascina, sono gli sguardi acuti senza essere sinuosi che lancia che fanno salire il calore verso il tuo collo. Tu, seduta al tavolo più defilato del bar, chini la testa su un libro di poesie, vorresti baciarlo ma non vuoi che lo sappia mai.

Dopo tutto avrei voluto baciarti

Etichette: , , , , , , ,

Dal bavero del cappotto i lunghi capelli neri

26 nov

“L’inverno è incipiente”, se lo pronuncia sottile tra i denti. Le piace la parola incipiente, il suono che fa e i ricordi della scoperta di una lingua nuova e antica come il latino. Aveva quattordici anni all’epoca e una strada ancora tutta da pensare. Ora va, invece. Cammina, esile, stretta dentro un cappotto grigio scuro, non puoi fare a meno di guardarle i capelli neri e lisci che le ondeggiano sulla schiena leggermente curva in avanti sotto la dimenticanza di una sciarpa, “eppure siamo quasi a Dicembre” viene da pensare a osservarla. I passi piccoli e veloci sono velati da una calza nera e leggera, un elegante 20 denari che rende impeccabile la caviglia sottile e signorile un paio di décollétes, nere anch’esse, con un accenno di punta. L’andatura affrettata scusa la timidezza con il freddo, ma è uno sguardo che fa capolino dal bavero alzato del cappotto a tradire la concretezza della sua vita di trentenne determinata a realizzare le proprie aspettative nonostante quella timidezza. Non ha figli né un marito o un compagno, viaggia spesso e conosce molte persone che, abbandonandosi a un intuitivo entusiasmo,  tenta di rendere amiche accogliendole nella cerchia del proprio privato, che non è mai troppo indipendente dalla sua pubblica apparenza.

Etichette: , , , ,

Freddo sul collo, sotto i riccioli scuri

18 nov

Occhi scuri e dolcissimi, un viso ovale dal profilo austero, le basette 70′s a dire l’impegno del vivere e un accenno di baffi per pizzicare le labbra del suo amore solleticandole le parole. Ha una quarantina d’anni, probabilmente i quarant’anni li ha appena compiuti e ha un figlio piccolo che lo tiene sveglio la notte. Pensa spesso a quando, nelle sere d’estate di vent’anni prima, rimaneva sveglio a bere un po’ di più in giro per le piazze con gli amici, ridevano e abbordavano ogni ragazza con le cosce magre che spuntavano nude e svolazzanti dalle minigonne. Stasera fa freddo, è arrivato l’inverno, non metterà la sciarpa per attraversare la piazza mentre porta a pisciare il cane.

Etichette: , ,